L’Uso della Plastica nel settore alimentare

Fin dalla sua scoperta, la plastica è stata utilizzata in molteplici ambiti e per diversi scopi, diventando onnipresente nella nostra quotidianità e convincendoci di essere quasi insostituibile. Infatti, è approdata molto velocemente anche sulle nostre tavole, grazie alle sue caratteristiche di resistenza, leggerezza, trasparenza, lavorabilità, bassi costi di produzione e, in alcuni casi di riciclabilità. Tuttavia oggi si conosce molto meglio questo materiale e perciò si stanno promuovendo azioni indirizzate a ridurre l’impatto della plastica, soprattutto quella monouso, sulla salute umana e sugli ecosistemi.
La plastica è un polimero di sintesi. In termini più semplici, si tratta di una lunga molecola lineare costituita da monomeri, ovvero piccole unità di base che si ripetono al suo interno. La sua produzione avviene in laboratorio attraverso una reazione chimica che condensa i monomeri l’uno con l’altro formando una catena. A seconda delle sue proprietà, la plastica viene classificata come termoindurente, termoplastica o come elastomero. Le plastiche termoindurenti, sono le uniche a poter essere riciclate e sono i materiali più utilizzati per la produzione di utensili destinati al contatto con gli alimenti.

Tipologie di plastiche termoindurenti.

Esistono diverse tipologie di plastiche termoindurenti, che vengono identificate attraverso un acronimo, relativo al monomero di cui sono costituiti e attraverso l’associazione di un codice numerico. Il Polietilene Tereftalato (PET) è diventato negli ultimi anni il materiale polimerico maggiormente impiegato nel confezionamento degli alimenti, tanto che il PET ha sostituito il vetro nell’imbottigliamento di bevande gassate, olii ed acque minerali. Insieme al suo crescente impiego, è aumentata anche l’attenzione verso il rischio tossicologico connesso al consumo di alimenti posti a contatto con materiali polimerici. In ambito CEE e nei singoli Stati sono state attivate delle procedure legislative per tutelare il consumatore dal pericolo potenziale rappresentato dall’involucro, che a contatto con gli alimenti, può dar luogo a contaminazioni in seguito alla migrazione dei suoi costituenti.

Formula di struttua PET.

Le norme relative al controllo dell’idoneità dei contenitori per alimenti sono riportate nelle direttive CEE 82/711, 90/128, 85/572, in esse sono stabiliti anche i metodi per l’esecuzione dei test di migrazione attraverso cui si stabilisce quali e quante sostanze tossiche, passano dal contenitore al suo contenuto, e i relativi valori limite. Oggi, infatti, risulta fondato il timore che le diverse condizioni di conservazione dei prodotti, il prolungato tempo di contatto con l’alimento e gli effetti relativi alla radiazione solare e alle temperature elevate a cui spesso i contenitori di PET sono esposti, influenzino la quantità e il profilo tossicologico delle specie migranti.

È da queste considerazioni che è emersa la volontà di mettere al bando questo tipo di contenitori per alimenti. La direzione in cui stiamo andando è quella di promuovere la riduzione del loro utilizzo e l’introduzione di materiali alternativi. Un esempio sono le plastiche biodegradabili, che pur non essendo una soluzione all’accumulo della plastica, potrebbe essere una buona alternativa per diminuire l’impatto tossicologico e rischi correlati all’alimentazione umana.

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