Olio extravergine d’oliva: oro italiano da valorizzare!

Fa parte delle eccellenze del nostro Bel Paese, ce lo invidiano in molti eppure non sempre basta a soddisfare la domanda interna. Parliamo dell’olio extravergine d’oliva: prodotto d’eccellenza sì ma che non manca di notevoli fragilità e criticità. L’Italia si posiziona tra i paesi con la maggiore produzione di olio di qualità. Nonostante questo il settore risente tantissimo della concorrenza straniera, degli aspetti più strettamente legati al territorio o alle caratteristiche climatiche annuali. Il 2018 si è infatti concluso con un resoconto tutt’altro che positivo. Con quasi un calo del 50% della produzione di olio, il settore si trova ad affrontare difficoltà che bloccano il suo giusto sviluppo.

Cerchiamo allora di andare in profondità sviscerando criticità e curiosità a riguardo con il Dott. Angelo MurriAgronomo presso l’organizzazione di produttori Olivicoli Oplatium.

Cos’è Oplatium? Sappiamo che Oplatium si propone come una Organizzazione di Produttori di Olio Extravergine di Oliva del Lazio con più di 14000 aziende e cooperative olivicole. Come si articola la vostra realtà nel dettaglio? 

Ad oggi siamo la più grande Organizzazione di Produttori Olivicoli del Lazio e siamo riconosciuti ai sensi del Regolamento (UE) 1308/2013 e DM 3 febbraio 2016 n. 387.. Sono circa 14mila le aziende, i frantoi e le cooperative nostre associate distribuite in tutte le aree olivicole della regione. Al tempo stesso gestiamo direttamente, con il nostro personale, 5 moderni impianti produttivi collocati nelle province di Roma, Rieti e Viterbo.

Qual è la vostra filosofia? Sappiamo che la produzione dell’olio extravergine di oliva italiano seppur di qualità non sempre raggiunge quote soddisfacenti, come è appunto accaduto in questa campagna olearia. Nel Lazio quest’anno c’è stato un decremento di circa il 30% nella produzione di olio principalmente dovuto alle forti gelate. Come si gestiscono queste battute di arresto?

Come Organizzazione di Produttori la nostra missione è quella di rinforzare la posizione degli olivicoltori e dei trasformatori – ovvero della filiera produttiva – nei confronti degli altri attori del mercato. Principalmente la distribuzione e le piattaforme di acquisto. Questo si ottiene concentrando l’offerta ed aiutando le aziende a migliorare la propria performance riducendo i costi e migliorando la qualità del prodotto finale. Questi sono gli ambiti nei quali stiamo lavorando con maggiore determinazione. L’elevata variabilità su base annua del prodotto disponibile è attualmente un problema strutturale che affligge non solo il Lazio, bensì tutto l’Italia olivicola. Su questo stiamo lavorando favorendo il recupero dei moltissimi oliveti abbandonati presenti nella nostra regione, promuovendo la messa a dimora di nuovi impianti e supportando le aziende nel miglioramento delle tecniche agronomiche al fine di incrementare e stabilizzare la produzione.

Si parla tanto di migliorare il settore dell’olio e facilitare i produttori incrementando attività di lotta alla contraffazione e frodi; incrementando la promozione dei nostri prodotti all’estero e su mercati nuovi; creando una filiera olivicola moderna, ma quanto effettivamente si sta facendo di pratico per migliorare?

Il sistema dei controlli nel settore agroalimentare nel nostro Paese è oggettivamente efficiente e ben strutturato, pur se certamente migliorabile, almeno per quanto riguarda l’effettiva efficacia dissuasiva dell’apparato sanzionatorio nei confronti delle operazioni di contraffazione su grande scala.

Come OP LATIUM lavoriamo per indirizzare le aziende verso la produzione di olio tracciato e certificato. Promuoviamo a monte l’adozione di pratiche che garantiscano la massima trasparenza, rintracciabilità totale e miglioramento qualitativo continuo.

Per la sua esperienza quanto sta cambiando l’attenzione dei consumatori verso i prodotti di qualità? E se l’attenzione è cambiata, quanto di questo si traduce poi in un acquisto consapevole? Abbiamo sommariamente l’idea che spesso il consumatore, seppur parzialmente informato su quanto sia intenzionato a comprare, alla fine opti sempre per una scelta a più basso costo o di consuetudine. Quanto influisce questa condotta nel settore dell’olio? E cosa secondo lei invece si potrebbe fare per (in un certo qual senso) “istruire” il consumatore stesso?

Nel corso degli ultimi anni abbiamo avuto modo di interagire con migliaia di persone, consumatori, professionisti, studenti, anche giovanissimi che incontriamo durante le visite guidate e i tanti corsi che sempre organizziamo. L’attenzione sta sicuramente cambiando, le persone vogliono sapere cosa c’è dietro e dentro a ciò che acquistano e consumano. Il prezzo d’acquisto continua certamente ad essere un driver di scelta importante. Tuttavia un consumatore correttamente informato ed educato tende a sentirsi più sicuro, più “protagonista” ed a scegliere tenendo conto anche della qualità, dell’origine e della salubrità.

Altra condotta diffusa ormai tra i consumatori è quella della diffidenza, in un certo qual senso anche giustificata dalle continue notizie di frodi, sofisticazioni, truffe, un po’ in tutti i settori dell’alimentare. Rendere completamente trasparente la filiera di produzione di un prodotto come l’olio extravergine di oliva potrebbe fare la differenza e avvicinare maggiormente il consumatore ad un prodotto di maggiore qualità? Raccontare una “storia” di produzione magari in etichetta potrebbe essere un buon modo per tranquillizzare il consumatore finale?

Certamente sì. La comunicazione è importante, sebbene non sempre sia possibile trasferire correttamente valori e differenze tramite la sola etichetta. In questo senso gli oli D.O.P. ed I.G.P. stanno dimostrando di possedere un appeal superiore in quanto comunicano in modo univoco e comprendibile la propria origine.

Si parla sempre di più di modernizzare la filiera produttiva per espandere i confini delle produzioni ed entrare più facilmente nella “casa degli italiani”. Secondo noi, in questo discorso, rientrano tutte quelle forme di pubblicità e condivisioni social di informazioni utili a far conoscere un prodotto ma non solo. L’etichetta del prodotto infatti potrebbe giocare un ruolo essenziale non solo nell’assolvere tutti gli obblighi normativi a riguardo ma anche nel raccontare una storia, quella del prodotto e del produttore. Un modo questo di rendere ancora più trasparente la produzione e avvicinare sempre di più il consumatore. Puntare tutto sulla trasparenza e la conoscenza potrebbe essere un buon modo secondo lei per incrementare il mercato dell’olio extra vergine d’oliva in Italia ma anche fuori dall’Italia?

Trasparenza e conoscenza sono alleati preziosi di chi produce olio di qualità.  Occorre prestare attenzione perché non basta la sola etichetta a trasferirli, soprattutto in un contesto normativo che non sempre favorisce una corretta comunicazione. Pensate a quanto accade in Francia ed Inghilterra ad esempio, dove con il sistema delle cosiddette etichette “a semaforo” l’olio EVO – universalmente riconosciuto come alimento nutraceutico – viene bollato come prodotto da “semaforo rosso”, al contrario di noti prodotti industriali di pessima qualità e di dubbia salubrità.

Il contatto diretto con i consumatori, la presenza di esperti nei punti vendita, l’organizzazione di corsi, incontri e la diffusione di corrette informazioni sui media possono fare molto di più.

La Ringraziamo per il suo tempo.

È un piacere.

Angelo Murri

Giorgio Pace

Dott.ssa Federica Tavassi

Team Wiki Square

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