Spreco alimentare

Spreco ed eccedenza alimentare: problemi e soluzioni

Spreco alimentare

Cos’è lo spreco alimentare?

Secondo la FAO lo spreco è “Qualsiasi sostanza sana e commestibile che invece di essere destinata al consumo umano viene sprecata, persa, degradata o consumata da parassiti in ogni fase della filiera agroalimentare. Si tratta di prodotti perfettamente utilizzabili, ma non più vendibili, in quanto perdono le caratteristiche di “merce”, ma non di “alimento”, e che sono destinati ad essere eliminati e smaltiti, in assenza di un possibile uso alternativo.” Quindi per “spreco alimentare” si intende tutti quei prodotti che hanno perso valore commerciale, ma che possono essere ancora destinati al consumo umano. Ora però parliamo di numeri!

Quanto cibo viene sprecato al mondo?

1,3 miliardi di tonnellate di cibo, il peso di quasi 10 mila navi da crociera, circa un terzo di tutto ciò che viene prodotto al mondo. Guardando da vicino il nostro paese, nel 2018 in Italia si stima uno spreco intorno 2,2 milioni di tonnellate totali all’anno, 84 chili a famiglia e 36 chili a persona per un costo complessivo per il paese di 8,5 miliardi di euro.

Quando e perché avviene lo spreco?

La maggior parte dello spreco alimentare si ha durante la produzione agricola e nella raccolta delle materie prime (54%) mentre nella ristorazione e nell’ambiente domestico la percentuale si aggira intorno al 22%. Nella distribuzione gli sprechi più consistenti avvengono principalmente durante la trasformazione industriale dove, molto spesso vengono scartati i prodotti che per aspetto potrebbero non incontrare i gusti del consumatore (24%).
Con lo scopo di ridurre queste perdite sia alimentari che economiche, nel Mondo, sono state adottate diverse strategie che stanno portando ad un importante abbassamento delle percentuali di spreco.
Basti pensare che nel 2016, in Italia, lo spreco di cibo è stato di circa 145 chili a famiglia e 63 chili a persona mentre nel 2018 si è registrata una forte riduzione pari al 58%.
Nel nostro Paese un gran passo avanti è stato fatto grazie all’entrata in vigore della legge Gadda (n. 166/2016), che prevede semplificazioni burocratiche e sgravi fiscali a favore di chi dona cibo per fini di solidarietà. La legge ha introdotto alcune facilitazioni per le imprese: nessuna comunicazione preventiva (5 giorni prima) alle Entrate, ma solo consuntiva a fine mese per le donazioni e nessuna comunicazione per quelle di valore inferiore ai 15mila euro (prima il limite era di 5mila euro) o deperibili; distinzione netta tra “Termine minimo di conservazione” (Tmc, cioè prodotti che oltre una certa data sono ancora commestibili senza rischi per la salute) e data di scadenza, rendendo ora possibile la cessione gratuita di Tmc in tutta sicurezza. Inoltre la nuova finanziaria (Legge di Bilancio 2018) ha esteso il raggio di azione della Legge Gadda con due emendamenti che allargano il ventaglio di prodotti che si possono donare per finalità sociali, semplificando alcune procedure ed estendendo le agevolazioni fiscali.
Rendendo,così, più facile e accessibile sia donare sia essere beneficiari delle eccedenze.

Ma come si può, praticamente, ridurre lo spreco?

Ad esempio intervenendo con sistemi innovativi che riducano la necessità di scartare gli alimenti dalla vendita: nel Sud-est asiatico i produttori ortofrutticoli scoprirono che circa il 20% dei pomodori venivano danneggiati durante il trasporto a causa del modo in cui venivano imballati. Le iniziative per migliorare le pratiche d’imballaggio hanno portato ad una riduzione del 90% di queste perdite. Una simile soluzione è stata trovata da un gruppo di ricerca dell’università di Bologna (Italia), dove è stata brevettata una cassetta per alimenti, realizzata in materiale riciclabile in grado di allungare il periodo di vita di prodotti ortofrutticoli, contribuendo così a combattere lo spreco alimentare nei punti vendita. Oppure con azioni più semplici, ma efficaci come nel Regno Unito, in cui è stato deciso di eliminare il “da consumarsi preferibilmente entro” per frutta e verdura onde evitare che cibo ancora commestibile fosse smaltito tra i rifiuti. Infine, sempre nel Regno Unito, è stata lanciata una linea di succhi di frutta realizzati recuperando vegetali “brutti”, deformi o ammaccati, e inadatti alla vendita diretta nel banco dell’ortofrutta. La linea si chiama”Waste NOT” e utilizza mele, barbabietole, fragole e meloni che non rientrano nei parametri e nelle specifiche per la vendita.
Molte sono anche le tecnologie informatiche (app, siti internet, ecc) che hanno contribuito e contribuiscono a trovare soluzioni allo spreco alimentare, basta fare un giro sulla piattaforma www.reducefoodwasteaward.eu per visionare i diversi progetti che hanno questo scopo.
Sicuramente la più “chiacchierata” è la start up danese “Too Good to Go” (Troppo buono per essere buttato) che ha come obiettivo combattere lo spreco alimentare recuperando e vendendo le pietanze che ogni giorno avanzano nei ristoranti. Cibo che può essere comprato a prezzi più bassi tramite un’app che permette di cercare le attività che aderiscono all’iniziativa. Una volta completata l’ordinazione il cliente si presenta al ristorante, solitamente nell’orario di chiusura, e ritira il pasto. Anche in Italia una piccola Start up del Politecnico di Torino ha sviluppato una soluzione per smaltire le eccedenze dei locali, l’app si chiama “Last minute sotto casa” ed è un portale che serve a mettere in contatto i negozianti che hanno bisogno di smaltire le scorte con i cittadini a caccia di sconti e offerte. “MyFoody, invece, è un’app che permette di trovare il supermercato vicino al cliente che ha prodotti in eccedenza o vicini alla scadenza e quindi proposti ad un prezzo inferiore.

Vi siete mai chiesti dove vanno tutti gli avanzi di un matrimonio, o di un convegno?

Solitamente vanno tutti “cestinati”, ma grazie all’iniziativa del progetto “Food for Good” le eccedenze alimentari dagli eventi si potranno recuperare grazie alla Federcongressi&eventi e le Onlus Banco Alimentare ed Equoevento che metteranno in contatto i responsabili delle società di catering con la Onlus del territorio dove si svolge l’evento, affinché questa provveda al recupero del cibo in eccesso al termine del pranzo o della cena. Il cibo recuperato viene poi consegnato ad enti caritatevoli (case famiglia, mense per poveri, ecc).
Novità del mese scorso, invece, è l’iniziativa contro lo spreco alimentare nei mercati rionali del Comune di Roma. L’iniziativa ha il nome di “Frutti di Roma” ed è un progetto sperimentale effettuato nel mercato della Montagnola, che punta a ridurre gli sprechi alimentari nei mercati. Obiettivo prossimo è di estendere la prova ad altri 15 mercati rionali.
27/07/2018
Dott.ssa Annalaura Casanova Municchia
Consulente per l’igiene e la sicurezza alimentare
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